“MONTAGNE SENZA ELICHE E MOTORI”

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Venerdì 25 gennaio 2019. Sette persone muoiono sul ghiacciaio del Rutor per lo scontro in volo tra un elicottero dedicato all’eliski e un aereo ultraleggero probabilmente impegnato in modo illegale in una esercitazione di atterraggio su pista glaciale.

Il CAI da tempo si batte per “Montagne senza eliche e motori”.

L’articolo di Franco Brevini sul Corriere della Sera del 26 gennaio esprime in modo chiaro un pensiero che facciamo nostro: “la libertà di tutti dipende dai vincoli che ciascuno saprà accettare”.

La battaglia per montagne senza eliche e motori”

di Franco Brevini – dal Corriere della Sera del 26 gennaio 2019 

Non è difficile immaginare che l’incidente al Rutor riaccenderà le polemiche sull’eliski, che da anni è al centro di un vasto dibattito. Associazioni come Cai, Cipra, la Commissione per la protezione delle Alpi, Legambiente, Italia Nostra e Wwf hanno da tempo dichiarato la loro opposizione a questa pratica, rilanciando — con il titolo di una manifestazione di qualche anno fa — le «vette senza rotori». Lamentano i danni all’ambiente dovuti alle emissioni, il disturbo alla fauna alpina nei difficili mesi invernali, il frastuono che infastidisce sia chi vive in montagna, sia chi ci va per rigenerarsi.

All’opposto i suoi fautori ricordano come il fuoripista con l’uso dell’elicottero offra una prospettiva di sviluppo in più alle località alpine, allungando la stagione sciistica e attirando clientela facoltosa.

C’è poi il problema, tragicamente emerso in questo caso, della sicurezza del volo in montagna. Lassù il volo strumentale è impensabile. Tutto avviene a vista e dipende dall’abilità di chi muove la cloche. Anche la violenza dei fenomeni atmosferici, gli sbalzi di pressione, la complessità dell’orografia creano condizioni operative di estrema severità. In alcune zone come il Monte Bianco a tutto questo si è aggiunto il problema dell’affollamento dei cieli, causato dalle richieste dei turisti di ammirare le montagne dall’alto.

Nelle terre estreme, fra cui le montagne, credo sia ormai ineludibile porsi dei limiti. Può sembrare un paradosso, ma è proprio lassù che il no-limits si mostra più impraticabile. Un tempo la tutela degli ambienti, soprattutto di quelli più fragili, corrispondeva a una scelta etica. Oggi non ci sono più margini di scelta. È urgente che tutti i frequentatori sottoscrivano un patto sociale per la montagna, in cui si impegnano, per la sua stessa sopravvivenza, a imporre dei limiti ferrei alle loro pratiche.

Lassù più che mai, la libertà di tutti dipenderà dai vincoli che ciascuno saprà accettare.